Chiara Macrì

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Lamezia città impresa

 

Lamezia Terme 2 febbraio 2010

Lamezia è una città speciale. In fondo è come la sogniamo in tanti. Va solo accompagnata verso le grandi aspettative.  È una città che non può stare ferma, poiché nella sua costituzione porta il valore dell’intrapresa, dell’impresa e del lavoro. La sua stessa vitalità si regge su un sistema di piccole e medie imprese, a partire da quelle artigiane, della ricettività turistica e dell’agricoltura, dell’agriturismo e delle tipicità dei vari ambiti produttivi. A questo mondo rivolgiamo il nostro principale e fondamentale impegno. Questa non è “terra di nessuno” come spesso è accaduto ad altri territori che da produttivi sono passati a degradati e poi all’abbandono totale. Anche nella nostra storia, è però capitato di avere una parte  importante di territorio dimenticato per lunghi anni: l’area ex SIR. Ora, gli imprenditori e le istituzioni se ne stanno interessando perché anche da lì può partire il “segno” della svolta produttiva e competitiva del lametino e della Calabria. Stiamo dimostrando che da un luogo di abbandono si può uscire con una proposta socio-economica. Infatti è nata la grande opportunità del “Patto per lo sviluppo” alla cui stesura e definizione il PD ha contribuito con proposte di qualità.

La grande Lamezia non può prescindere dai sani e lungimiranti imprenditori, artigiani e commercianti che vi operano.  Questa è “terra di imprenditori”, di “operatori economici speciali” che producono benessere per il territorio e rendono la nostra piana ambiziosa e saldamente ancorata al concreto raggiungimento di risultati. A questi straordinari esempi, di donne e uomini positivi, voglio dedicare la mia giovane esperienza politica ed il mio impegno nelle primarie che non sono, come qualcuno vorrebbe far credere, una competizione tra persone ma una “competizione tra programmi pensati da persone”.  D’altra parte a chi dovrebbe pensare la politica se non a chi riesce a dare, con esempi concreti e positivi, un segnale di trasformazione in una terra che vuole cambiare? Io ci sto provando e intendo parlare di impresa e lavoro soprattutto inserendo nel mio programma l’evento nazionale “Lamezia città del Nuovo Meridionalismo”. In tanti “vogliono abolire” il Mezzogiorno, farlo cancellare dal dibattito nazionale, mentre è fondamentale riportarlo al centro, facendolo ripartire da Lamezia. Noi potremo essere la sostanza del “nuovo meridionalismo” attraverso un moderno sistema di imprese e la creazione di nuove occasioni di lavoro che consentiranno l’inserimento, nel sistema produttivo, di migliaia di laureati e diplomati motore vivo di una nuova produttività competitiva. E questo lo faremo sfidando il Governo centrale con la presentazione del Piano triennale per l’occupazione. Non saremo piagnoni, anzi diremo a tutti i livelli che i nostri giovani sono il futuro e l’orgoglio del riscatto politico amministrativo moderno e che saranno impegnati per una produzione di qualità, in un sistema di rapporti e di scambio dell’Area del mediterraneo.  Questa è la visione che ho della nostra Lamezia, quasi una forma di “modello economico” o “modello pedagogico di eccellenza”, accompagnato dalla formazione di qualità, dalla ricerca, da nicchie tecnologiche per l’industria, con l’imprenditore che è il “centro-motore”. Lamezia non muta e non cammina in positivo se abbandoniamo l’imprenditore alla sua solitaria e pur nobile ed attiva intrapresa. Occorre fare “squadra e rete”. Per questo non inseguo la politica litigiosa o quella fatta di inutili ipocrisie e tatticismi, dannosi alla città. Da qui il mio appello per un “centro sinistra unito“ che è l’unica alternativa al centrodestra. E penso alla grande Lamezia che dopo aver realizzato i programmi previsti nel “Patto per lo sviluppo” entri a pieno titolo in “un’area di prosperità condivisa attraverso un partenariato economico e finanziario di un’area di libero scambio tra Paesi dell’area mediterranea”. In poche parole bisogna incentivare lo sviluppo nei settori manifatturieri senza trascurare le azioni economiche funzionali alla conoscenza ed alla ricerca. In questo contesto lavorerò per  un nuovo “ Accordo di programma con l’Università” incentrato sulla ricerca, appunto, per i settori manifatturieri, in partenariato con il nascente Distretto agroalimentare, la Fondazione Terina e la Lameziaeuropa. Tutti questi interventi vanno fra loro legati in un  forte “Patto Formativo Locale” di cui si è già occupata la Regione. Non sempre, purtroppo, la politica ed i partiti hanno saputo dare la giusta risposta alle aspettative del territorio; l’incubo della stagnazione economica e dell’aumento della disoccupazione non è stato infatti superato. La politica ci deve aiutare a pensare agli altri ed io sono insieme a quelli che vogliono fare.

Chiara Macrì

 
 

le primarie: occasione di unità

Lamezia Terme 30 gennaio 2010

Il Centro-Sinistra sta vivendo a Lamezia ore cruciali. Per la scelta del candidato o della candidata, alla guida del Comune di Lamezia Terme serve forte senso di responsabilità, ma anche tanta saggezza e spirito unitario. È per questo che nasce la mia candidatura ed è per questo che non l’ho ancora presentata attraverso un’iniziativa pubblica personale. Lo spirito che mi anima nella partecipazione alle Primarie è quello di unire il Centro-Sinistra e per tale motivo rinnovo pubblicamente l’invito a tutti i candidati ad organizzare una manifestazione unitaria con la quale presentarci alla città. Diremmo ai lametini che tutti insieme, ciascuno con le proprie peculiarità,  pensiamo ad un progetto comune e condiviso per una Lamezia nuova. Già questa sarebbe una vittoria. Dopo anni di divisioni e polemiche, il nostro elettorato sarebbe felice se si ritrovasse unità. Chiedo quindi agli altri candidati di aderire a questa proposta manifestando la disponibilità a partecipare ad iniziative pubbliche ed a trasmissioni televisive dove, attraverso un confronto leale, emergano le idee e, più in generale, il progetto che il Centro-Sinistra presenta agli elettori per i prossimi cinque anni.

Un confronto dunque sui contenuti e non sulle sterili polemiche che non interessano ai lametini, arricchito dai suggerimenti, dalle indicazioni, e perché no dalle critiche dei cittadini invitati ad interagire con i candidati.

Le primarie ritorneranno così alla loro natura vera di strumento democratico, certamente non perfetto, ma in grado di affidare ai cittadini il potere di selezionare la propria classe dirigente e più in particolare scegliere il miglior candidato a Sindaco per poter vincere le elezioni. La candidatura che scaturirà dalla Primarie sancirà con questo spirito l’alleanza di centrosinistra e salderà il centrosinistra con il suo popolo.

Il ricorso alle primarie non è un vezzo partecipazionista, né tantomeno un escamotage per far saltare la candidatura del Sindaco uscente, ma lo strumento migliore per far scendere in campo da subito migliaia di elettori di centrosinistra restituendogli entusiasmo, partecipazione e protagonismo nelle scelte della vita pubblica e nella gestione del Bene comune. Dobbiamo tutti essere consapevoli, come ci ha ricordato tante volte l’indimenticato e indimenticabile Romano Prodi, che l’avversario politico non è da ricercare tra i partiti dell’Ulivo o dell’odierno Centro-sinistra, ma nel Centro-destra. Da queste considerazioni nasce l’invito al confronto pubblico, previsto anche dal Regolamento per le Primarie, nel quale, con spirito costruttivo e con sobrietà, si presenteranno le peculiarità di ciascun candidato in un progetto forte e condiviso in grado di vincere le elezioni.

 

Chiara Macrì

 

 

LA CROCE COME IDENTITA' DI UN POPOLO

 

Lamezia Terme 6 novembre 2009

La Croce silente rappresenta la vittoria impossibile di un Dio fatto uomo che (Filippesi 2-8]) «umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce». La Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha accolto il ricorso di una famiglia di Abano Terme contraria alla presenza del crocifisso nelle aule scolastiche. La sentenza ha suscitato immediate e quasi unanimi reazioni di segno contrario. Secondo l’avv. Nicolo' Paoletti, del Foro di Roma, legale di Soile Lautsi, «la Corte Europea ha affermato con la sua sentenza la necessità che lo stato sia neutrale di fronte ai fatti religiosi, e cioè la riaffermazione del principio di laicità dello stato, in modo tale che i singoli non si sentano di appartenere ad una minoranza». La parola laicità, in senso politico e sociale, denota la rivendicazione, da parte di un individuo o di una entità collettiva, dell'autonomia decisionale rispetto a ogni condizionamento ideologico, morale o religioso altrui. Certo la laicità dello Stato è alla base della democrazia rappresentativa che liberamente legifera negli interessi della collettività. Senz’altro l’interesse primario di uno Stato consiste nel tutelare e difendere le minoranze, ma il rispetto delle istanze minoritarie non può cancellare l’identità di un popolo.

È innegabile: l’identità religiosa si intreccia inevitabilmente con l’identità culturale del nostro Paese e per questo ritengo che il senso innato di ospitalità e accoglienza proprio degli italiani non si può spingere fino al punto di tradire la propria identità.

La croce è un simbolo antichissimo; ne sono stati rinvenuti reperti preistorici addirittura dell'età neolitica, per non parlare della croce ansatica egiziana, della swastika tibetana o della croce azteca di Tlaloc. Esiste in tutte le culture, anche in quella mussulmana dove ha un significato sapienziale: simbolo delle due direzioni dell'essere (verticale) e del fare (orizzontale), l'una dell'Anima l'altra della psiche e della materia. Il centro è il Cuore. 

A noi Cristiani, la Croce nel suo silente e discreto insegnamento indica al tempo stesso il sacrificio salvifico del Figlio dell’Uomo e il riscatto dell’Uomo che solo così riesce a salvarsi davanti a Dio.

Se per un credente la sua presenza rappresenta un monito e un conforto, per un laico o per un credente di una qualsiasi altra religione resta un insegnamento di profonda coerenza di un uomo che in nome di un’idea sacrifica se stesso fino alla morte e alla morte di croce. Insomma penso che la croce rappresenti un’opportunità di riflessione per tutti. Sacrificio, amore, dono di sé. Forse queste parole fanno paura. Ma questo è il messaggio della croce, il messaggio a cui tutti le donne e gli uomini e di qualsiasi cultura e professione religiosa siamo chiamati a seguire.

 

LA VOCE DI UNO CHE GRIDA NEL DESERTO...PD

Lamezia Terme 4 ottobre 2009

Ringrazio l’Architetto Mimmo Vasta per il rinnovato invito a partecipare alle attività del Partito, per dare il mio contributo «imparando a lavorare come collettivo e non come voce parlante nel deserto». Non poteva farmi complimento più gradito. San Giovanni Battista, diventa “voce di uno che grida nel deserto” perché il deserto che lo circonda glielo impone. Il Partito Democratico in cui credo si fonda sulla Democrazia che si esplica attraverso gli organismi eletti democraticamente dal Congresso. Ritengo illegittima la nomina e la segreteria di Vasta con tutti gli organismi illegittimi che si è creato in supporto, perché non è stato eletto democraticamente ed è subentrato alla segreteria precedente sulla base di un documento illegittimo che apporta delle firme, una delle quali come denunciato sulla stampa, falsa e altre illeggibili. Per questa ragione non ho mai accettato il Suo invito.

 
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